#50

Matita su foglio strappato

Su un foglio di recupero malamente reciso, vediamo una serie disordinata di prodotti da acquistare. L’elenco è compilato frettolosamente a matita ed è disposto con inconsapevole automatismo su due colonne, per utilizzare al meglio lo spazio a disposizione. L’impressione è di trovarsi di fronte a una lista di fattura abbastanza comune, una delle tante opere di basso profilo nelle quali i listografi si imbattono cercando pezzi di maggior pregio.

Mai una prima impressione potrebbe essere più fuorviante.

Questa lista nasconde infatti una gemma narrativa che si rivela solo a chi è disposto ad approcciarsi ad essa con umiltà, dedicandole il giusto tempo e la giusta attenzione, senza preconcetti svalutativi per quell’aspetto così dimesso.
La storia che vi viene rappresentata si manifesta all’improvviso, non appena l’osservatore recupera la giusta chiave di lettura che l’autore ha abilmente celato sotto un’esecuzione all’apparenza mediocre. Il segreto per recuperarla è considerare la scelta dell’esposizione bicolonnare non motivata da mere ragioni di ottimizzazione spaziale, ma per presentare due ambiti esperienziali ben distinti: il dovere e il piacere, il giorno e la notte, il momento diurno della routine e il momento notturno dello svago amoroso.
Ora che abbiamo recuperato la chiave di lettura possiamo concentrarci esclusivamente sulla lista nella colonna di destra (l’ambito della notte e tutto ciò che ne consegue), vero fulcro narrativo di questo lavoro, all’interno della quale è nascosta anche una sotto traccia narrativa: la differenza tra come vogliamo apparire e come siamo realmente.
Non tardiamo infatti a scoprire che qui l’autore ha listato quegli elementi (reali o metaforici) funzionali a una cena che un archetipico “lui” sta organizzando per conquistare e possedere un’archetipica “lei”.
Un “lui”, come dicevamo, che per il tipico opportunismo erotico-predatorio si mostra sotto una luce che emenda gli aspetti del suo retaggio un po’ burinesco, anche se da alcuni indizi sapientemente inseriti questo retaggio riemerge di tanto in tanto.
Per evitare una deriva nella pedanteria, non staremo ad elencare e interpretare tutte le voci di questa cena (pseudo) romantica organizzata in vista del culmine copulativo. Eviteremo quindi di accennare a come si inizi la serata investendo nel “vino buono” per far colpo, passando poi surrettiziamente al più economico “vino da tavola” quando l’ambiente si sarà scaldato e il palato intorpidito. Ci asterremo anche dall’evidenziare come, con la puntualità del navigato marpione, arrivi il regalo romantico (“pomo doro” [sic]), forse un ruffiano riferimento alla mitologica mela aurea per la donna più bella.
Né faremo notare come il regalo risulti cinicamente funzionale a sciogliere la “lei” imprimendo una svolta piccante alla serata (“peperoncino”), preludio al possesso carnale tanto agognato.
Così come non ci sarà bisogno che si faccia accenno a come, proprio nel succitato momento clou del possesso carnale, il “lui” tradisca per un attimo la sua natura un po’ volgare utilizzando il termine “gold(one)”, rimangiandosi subito questa grossonala uscita con “preserv(ativo)”.
Quello che invece ci preme analizzare è che ruolo ha, nella lista, la fantomatica “lei”, vero motore di questo allestimento gastronomico-amoroso. L’autore ci lascia intendere che questa questione non è importante, quello che gli preme mettere in luce è invece ciò che siamo disposti a organizzare quando il nostro desiderio viene smosso fin dalle viscere. E ci suggerisce che il “lui” serberà della “lei” un ricordo confuso, parziale, operando una sineddoche a livello mnemonico, dato che se ne ricorderà solo il prominente petto (simboleggiato dal quel “latte”). Quello che invece non dimenticherà, passata la fase della pace dei sensi post coitale e smessi i panni del corteggiatore premuroso, è quanta “grana” gli è costata la serata. Oppure, secondo altre interpretazioni, quanta gliene costerà da lì a poco: come interpretare infatti quel “cinese fatto”, se non come un termine in codice per riferirsi all’oppio e derivati che il nostro – sembra alludere quest’ultima voce – consumerà come suggello ben poco romantico alla serata?

Lista #50 - Matita su foglio strappato

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *