#56, #57

Penna a sfera su blocco note promozionale

Questa lista è anche conosciuta con il titolo La serie "della Chiarezza"

Per quanto gli esecutori siano in maggioranza propensi a sperimentare sempre nuove modalità espressive, optando di volta in volta per un diverso trattamento dei componenti peculiari della lista, ce ne sono invece altri, minoritari, che mantengono nella loro produzione listografica una continuità formale, focalizzandosi sulla riproposizione di un linguaggio personale incentrato su elementi unici e riconoscibili.

Esponente di spicco di quest’ultimo gruppo è l’artista a cui è attribuita la famosa serie “della Chiarezza”, dalla quale provengono queste due opere recuperate a distanza di mesi presso lo stesso centro di diffusione listografica (o presso lo stesso “supermercato”, se si preferisce l’impropria definizione nazionalpopolare).
Si tratta di un ciclo di raffinate liste della spesa, dalla grafica pulita e rigorosa incentrata sull’equilibrio cromatico tra elementi di sfondo verde trifoglio e contenuti inchiostrati in nero.

Osservando attentamente queste due opere estrapolate dalla serie, possiamo cogliere come l’autore applichi minime modulazioni di stile a ogni nuova realizzazione, vere e proprie micro variazioni nascoste nella trama compositiva.
Si osservi, ad esempio, la piega orizzontale mediana che attraversa entrambi i foglietti: solo a uno sguardo molto attento risulterà più marcata nella lista di destra – di fattura più recente –  dove ha anche la funzione di confinare le voci nella parte superiore del foglietto. Questa micro variazione disvela l’evolversi della sensibilità compositiva dell’esecutore, che già dalla seconda opera dimostra una maggior padronanza nel trattare l’interazione tra scabrosità cartacea e contenuto testuale. Non è un caso che la disposizione di quest’ultimo diventi più libera e rarefatta, tanto da scardinare la consueta gabbia colonnare tipica delle liste della spesa.
Il gioco di riproposizioni/variazioni di specifici elementi a ogni nuova lista si ripresenta anche a livello di contenuto. Pensiamo al numero delle voci, che è fissato a otto in entrambi i casi, sebbene nella prima lista quasi la metà di queste siano esposte in forma di ambigue sineddoche (“rubinetto”, “lavatrice”, “canarino / cane”: in realtà indicano prodotti correlati a questi articoli, anche se in ultima istanza non ci è del tutto chiaro quali siano).

Inoltre c’è la famosa questione relativa alla voce “brioche”.
Il suo inserimento in entrambe le liste e la sua posizione sempre mediana hanno generato fiumi di ipotesi speculative. E sebbene non si sia ancora ancora giunti a un’interpretazione univoca, è chiaro che la duplice presenza centrale di questo articolo è una scelta dalla forte consapevolezza espressiva, seppur dall’oscura motivazione narrativa.

Eppure, mirabile dictu, quest’ultima particolarità non è la più affascinante del cosiddetto ciclo “della Chiarezza”. C’è n’è un’altra – l’abbiamo volutamente lasciata per ultima – che per il suo aspetto totalmente inedito nel panorama listografico potremmo quasi arrivare a considerare sconvolgente, se il contesto accademico di questa lezione ci consentisse di non ponderare troppo gli aggettivi.
“Brioche” non è infatti l’unico termine che compare in ambo le opere: condivide questa ubiquità con “affet”.
“Affet” è chiaramente un’abbreviazione di “affettato”, su questo la logica ci rende tutti concordi, però notiamo che è anche l’unica voce abbreviata, per giunta in entrambe le liste.
Ora, se la sua lunghezza fosse fuori misura rispetto alle altre voci, questa abbreviazione avrebbe senso, ma le lettere di “affettato” sono nove, esattamente la stessa quantità che ritroviamo in “zafferano”, “rubinetto”, “lavatrice”, per tacer delle voci composte. E nessuna di queste è abbreviata.
Non possiamo quindi far altro che proferire un disarmante «Perché?».Questa domanda non avrà mai una risposta certa, ma recenti ipotesi esegetiche che si stanno dimostrando particolarmente convincenti ci portano verso una strada affascinante e inconsueta: in quell’“affet” molti illustri ricercatori vi hanno infatti scorto il marchio del listografo. Un estremo vezzo artistico di consapevolezza autoriale, quindi, che porta, per la prima volta in una lista della spesa, all’orgoglioso manifestarsi della firma del proprio esecutore.
Non è cosa da poco, tant’è che taluni critici hanno cominciato a riferirsi a quest’opera non più come alla serie “della Chiarezza”, ma come alla serie “di Affet”.

Liste #56 e #57 - Penna a sfera su blocco note promozionale

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